…capita sia quella amara.
A chi è capitato (ma a chi non è mai capitato?) è ben chiara la sensazione: quando dopo un intero sacchetto di buone mandorle è proprio l’ultima che risulta amara e che riesce a togliere un po’ del gusto alle decine che sono venute prima… e non c’è nulla che riesca a togliere dalla bocca il gusto schifoso se non un’altra mandorla buona.
A noi è capitato l’ultimo giorno della vacanza siciliana: dopo diciannove giorni di spiagge libere, cibo ottimo e persone aperte e ospitali siamo arrivati a San Vito Lo Capo con l’idea di goderci una giornata di un lido organizzato all’estremità nord della riserva dello Zingaro.
Uno scandalo!
Intendiamoci non parlo del posto: la spiaggia è semplicemente un paradiso, le acque sono limpide e la sabbia che vira dall’oro all’argento ha una consistenza tale da farla affondare subito senza intorbidire il mare anche dove si rompono le onde. I colori vanno dall’oro, al turchese al blu oltremare. Alle spalle le rocce scoscese del capo sembrano scorci di Alpi.
Quello che proprio stona è lo sfruttamento della risorsa Territorio. Intendiamoci, non siamo i puristi che dicono che le spiagge dovrebbero essere tutte libere ma, dato che si tratta di un bene demaniale (e quindi di tutti), se lo si sfrutta per fare business il corrispettivo del biglietto di ingresso deve essere un Servizio (non è un errore, l’abbiamo scritto con la S maiuscola appositamente) con un valore proporzionale al valore del denaro pagato.
Ora, capiamo che la settimana è quella centrale di Agosto ma ad un costo più alto di quanto si paga a Forte dei Marmi abbiamo avuto diritto a due sdraio e un ombrellone inserito in un reticolo di ombrelloni 3,5X3,5m. Il bar è il regno dei divieti scritti sui muri (non si gioca a carte durante l’ora di pranzo, ogni aggiunta ai panini ha un costo, non si possono fare sostituzione degli ingredienti dei panini, gli stuzzichini sono solo per chi prende l’aperitivo…), personale scortese, per andare in bagno devi presentare la ricevuta di pagamento del lido, doccia a pagamento (mi ero giustificato la richiesta figurandomi una doccia da centro benessere: doccia fredda a tempo in un capanno da campo di concentramento con scarichi direttamente nella sabbia). Ciò che occupa maggiormente il tempo del bagnino è il presidio anti-stazionamento delle persone di passaggio (un bagnante – che aveva i piedi nell’acqua e che si lamentava del trattamento – è stato redarguito dicendo: lei ha diritto di transitare ma non di stazionare).

Tutto ciò, paragonato all’accoglienza genuina con cui siamo stati accolti nelle varie strutture in cui abbiamo alloggiato, alla partecipazione diffusa che abbiamo trovato in tutte le persone che abbiamo disturbato per chiedere un consiglio durante il viaggio, agli sconti non richiesti che ci sono stati accordati nei negozi in cui abbiamo fatto spese, al servizio, magari non di alta scuola ma sicuramente di alto senso dell’ospitalità, che ci è stato reso nei ristoranti e trattorie in cui abbiamo avuto la fortuna di pranzare e cenare…è distante anni luce dalla Sicilia che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi diciannove giorni.
Non penso ritorneremo a San Vito lo Capo.
Peccato dover partire e non avere il tempo per un’altra buona mandorla per togliere dalla bocca il sapore di questa.