martedì 30 agosto 2011

Cibo

 

Che dire, i Siciliani sanno come si cucina. I sapori sono tanti e ben bilanciati. Sicuramente il sole da una mano a dare sapore alla verdura e alla frutta e il mare sforna pesce buono e vario ma il cuoco siciliano sa mettere insieme i sapori.
Il pesce è cucinato, non cotto. Il cuoco usa il colori-sapori che ha in mano per comporre il quadro-piatto. Difficilmente si accontenta di metterlo sulla griglia.
I dolci, poi, sono l’apoteosi. Ci siamo sempre chiesti cosa mai potevano centrare tra loro una brioche, la granita e la panna: abbiamo trovato la risposta.

Territorio


Un isola che sembra un piccolo continente. Mare quanto se ne vuole, ma anche montagna e piuttosto aspra, per giunta (e non abbiamo visto l’Etna).
Si viaggia piuttosto bene, le strade sono mediamente più che accettabili; qualche problema con la segnaletica (che non crea danni se si ha il navigatore satellitare che comunque va in crisi nelle stradine strette dei paesi arroccati).
Capita di passare dal deserto più brullo a vallate di un verde inaspettatamente rigoglioso.
Il mare è mare vero e lo dimostra cedendo raramente ai colori caraibici. Appena arrivati sul litorale quello che sorprende è il colore della luce, diversa da quella a cui siamo abituati, più “azzurra”; gli occhiali da sole sono un must.

lunedì 29 agosto 2011

Strutture ricettive


E’ qui che si evidenzia in modo netto il piacere che il Siciliano ha nell’accoglienza. Abbiamo optato per strutture piccole a gestione familiare. Abbiamo trovato sempre calore e cortesia e un piacere autentico di aprire la propria casa all’ospite di passaggio. Bisogna avere la pazienza di onorare questa accoglienza tributando all’ospite il tempo che serve per la liturgia della relazione.
Abbiamo avuto la fortuna di soggiornare in strutture frutto di sapienti ristrutturazioni, ideate con gusto ed eseguite sotto il controllo del “padrone di casa”.

Running


Sicilia pane duro per i runners: il caldo picchia, ma le salite ancora di più. Anche il lungo mare apparentemente più facile ci piazza li qualche strappo che ti taglia le gambe e il ritmo. Un’uscita fatta a Sciacca (sul mare e dintorni – senza puntare nell’entroterra) mi ha fatto fare 300 metri di dislivello in 10 km. Le granite mattutine e i cannoli (a tutte le ore) non aiutano.
La corsa comunque ti da la possibilità di “visitare” in modo più intimo i paesini in cui ti trovi e ti regala qualche opportunità  più di capire l’ambiente che ti circonda (senza la corsa non avremmo trovato la trattoria nascosta in cui abbiamo assaggiato il cous cous di pesce).
Se partite per la Sicilia, non dimenticatevi le scarpe da corsa ma lasciate pure a casa le velleità da prestazione.

Post Finali

 

Di seguito pubblicheremo qualche post riassuntivo su vari aspetti che ci hanno colpito; chiaramente i nostri non vogliono (e non potrebbero nemmeno) essere dei giudizi categorici ma solo le nostre riflessioni e sensazioni su quanto abbiamo vissuto in questo venti giorni.

venerdì 26 agosto 2011

L’ultima mandorla…


…capita sia quella amara.
A chi è capitato (ma a chi non è mai capitato?) è ben chiara la sensazione: quando dopo un intero sacchetto di buone mandorle è proprio l’ultima che risulta amara e che riesce a togliere un po’ del gusto alle decine che sono venute prima… e non c’è nulla che riesca a togliere dalla bocca il gusto schifoso se non un’altra mandorla buona.
A noi è capitato l’ultimo giorno della vacanza siciliana: dopo diciannove giorni di spiagge libere, cibo ottimo e persone aperte e ospitali siamo arrivati a San Vito Lo Capo con l’idea di goderci una giornata di un lido organizzato all’estremità nord della riserva dello Zingaro.
Uno scandalo!
Intendiamoci non parlo del posto: la spiaggia è semplicemente un paradiso, le acque sono limpide e la sabbia che vira dall’oro all’argento ha una consistenza tale da farla affondare subito senza intorbidire il mare anche dove si rompono le onde. I colori vanno dall’oro, al turchese al blu oltremare. Alle spalle le rocce scoscese del capo sembrano scorci di Alpi.
Quello che proprio stona è lo sfruttamento della risorsa Territorio. Intendiamoci, non siamo i puristi che dicono che le spiagge dovrebbero essere tutte libere ma, dato che si tratta di un bene demaniale (e quindi di tutti), se lo si sfrutta per fare business il corrispettivo del biglietto di ingresso deve essere un Servizio (non è un errore, l’abbiamo scritto con la S maiuscola appositamente) con un valore proporzionale al valore del denaro pagato.
Ora, capiamo che la settimana è quella centrale di Agosto ma ad un costo più alto di quanto si paga a Forte dei Marmi abbiamo avuto diritto a due sdraio e un ombrellone inserito in un reticolo di ombrelloni 3,5X3,5m. Il bar è il regno dei divieti scritti sui muri (non si gioca a carte durante l’ora di pranzo, ogni aggiunta ai panini ha un costo, non si possono fare sostituzione degli ingredienti dei panini, gli stuzzichini sono solo per chi prende l’aperitivo…), personale scortese, per andare in bagno devi presentare la ricevuta di pagamento del lido, doccia a pagamento (mi ero giustificato la richiesta figurandomi una doccia da centro benessere: doccia fredda a tempo in un capanno da campo di concentramento con scarichi direttamente nella sabbia). Ciò che occupa maggiormente il tempo del bagnino è il presidio anti-stazionamento delle persone di passaggio (un bagnante – che aveva i piedi nell’acqua e che si lamentava del trattamento – è stato redarguito dicendo: lei ha diritto di transitare ma non di stazionare).
Tutto ciò, paragonato all’accoglienza genuina con cui siamo stati accolti nelle varie strutture in cui abbiamo alloggiato, alla partecipazione diffusa che abbiamo trovato in tutte le persone che abbiamo disturbato per chiedere un consiglio durante il viaggio, agli sconti non richiesti che ci sono stati accordati nei negozi in cui abbiamo fatto spese, al servizio, magari non di alta scuola ma sicuramente di alto senso dell’ospitalità, che ci è stato reso nei ristoranti e trattorie in cui abbiamo avuto la fortuna di pranzare e cenare…è distante anni luce dalla Sicilia che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi diciannove giorni.
Non penso ritorneremo a San Vito lo Capo.
Peccato dover partire e non avere il tempo per un’altra buona mandorla per togliere dalla bocca il sapore di questa.

mercoledì 24 agosto 2011

Torre Bennistra

 

Lasciata Sciacca abbiamo deciso di passare le ultime due notti a Scopello, all’estremità meridionale della riserva naturale dello Zingaro. Inizialmente abbiamo cercato sistemazione in un B&B ma abbiamo poi optato per questo grazioso albergo a conduzione familiare.
Il paese (frazione di Castellamare al golfo) è un minuscolo agglomerato di case che domina dall’alto una antica Tonnara. Se d’inverno arriva a contare a stento una trentina di abitanti, d’estate sembra diventare meta (soprattutto serale) di una moltitudine di persone. La piazzetta si trasforma in un grazioso “salotto buono” di questo tratto di costa.
L’hotel Torre Bennista è stato ristrutturato in modo molto ricercato ed è condotto direttamente dalla famiglia, è l’indirizzo giusto per vivere l’esperienza di Scopello di sera nel modo migliore (senza avere l’assillo dei trasferimenti e del parcheggio).